Autore: Prof. Francesco Macrì

Il bambino che non parla e il bambino balbuziente

Un problema relativamente frequente è rappresentato dal ritardo del linguaggio.  In pratica possiamo pensare di trovarci di fronte ad un ritardo del linguaggio quando un bambino a 2 anni pronuncia meno di 50 parole oppure a 2 anni e mezzo non presenta un linguaggio combinatorio ( compiere frasi). Una prima considerazione è che nella maggior parte dei casi non si tratta di un vero e proprio problema: esistono i “Late Talkers” ad esempio, bambini che parlano in ritardo senza avere problemi neurologici o cognitivi o di funzione fonatoria di alcun tipo e che , anche se in ritardo, avranno un linguaggio normale, oppure esistono bambini con”Gergolalia”, in pratica hanno un loro gergo comunque espressivo, oppure esistono bambini con “ Mutismo Selettivo”, situazione molto particolare caratterizzata dal fatto che il bambino non parla solo in certe circostanze o soltanto con alcune persone.  Questa ultima situazione, nonostante la sua relativa benignità, rappresenta però il punto di passaggio verso quadri di ritardo del linguaggio che possono nascondere una patologia, facendo parte , insieme all’autismo, dei disturbi del linguaggio su base Affettivo-Relazionale. In sintesi il ritardo o disturbo del linguaggio dovuto ad un problema reale può far parte di questi quadri  • Sordità   •

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Qualche idea sullo sport

Le tre funzioni che contribuiscono a garantire una vita in salute sono : sonno, sport e alimentazione. Quindi una dieta corretta, un sonno esauriente e un’attività sportiva adeguata.   Per questa ultima vale la pena di fare alcune considerazioni.  E’ elevato il numero dei bambini che non svolgono per nulla attività fisica, la sedentarietà assoluta arriva a riguardare anche il 20-30% dei bambini, quella relativa il 60-70%. I motivi sono vari e purtroppo non sempre c’è di mezzo solo la pigrizia ( che in qualche modo è affrontabile), a volte la logistica è complicata e il centro sportivo è distante, oppure non c’è chi può accompagnare il bambino, a volte il tempo da dedicare allo studio lascia poco tempo a disposizione, a volte non si può affrontare la spesa…E’ importante ricordare che comunque può bastare anche un’attività fisica spontanea nel giardino sotto casa giocando a pallone con gli amici o andando in bicicletta. Gli esperti indicano come ottimale un’ora al giorno di attività fisica o sportiva… ora, so bene come non sia facile raggiungere questo obiettivo, ma vale la pena di provare, immaginando che i risultati non seguano la legge “del tutto o del nulla” ma siano proporzionati alla quantità di

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Intercettare i bambini

Sono stato sempre curioso per le sembianze delle persone, fino a cercare di individuare una correlazione tra la fisionomia e il nome proprio, basandomi sul fatto che il nome che i genitori scelgono per i propri figli rispecchia la loro personalità, il loro modo di essere, quindi una sorta di “ereditarietà” anche per il nome tanto da poter ipotizzare un accostamento… Ma al di là di queste fantasie personali, alcuni dati della fisionomia o della fisiologia di un individuo, ovviamente nel mio caso mi riferisco ai bambini, possono essere in grado di far intuire quelle che sono le sue caratteristiche generali e le sue propensioni, nozioni sicuramente utili ai fini della gestione del suo stato di salute. Sapete ad esempio che un bambino grassoccio, che ha messo i denti tardi, che suda al capo quando si addormenta, tenderà ad essere pigro, metodico, abitudinario, sicuramente affidabile?A non gradire il latte e ad essere più adatto allo studio delle materie scientifiche?E che un bambino magro, che non ingrassa nonostante mangi bene, molto intelligente, curioso, ironico tenderà ad essere riservato, permaloso, molto bravo a scuola, orientato verso cibi saporiti e piccanti e a soffrire di cefalea?E che i bambini magri, pallidi , meticolosi,

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Il tema dell’autosvezzamento

Da tempo si discute su questo argomento , fino al punto di essersi create addirittura delle fazioni all’interno della comunità pediatrica.Vale la pena di ricordare che per “alimentazione complementare” (termine che ha sostituito quello obsoleto di svezzamento) si intende una tappa in cui “ Il latte, materno o di formula che sia, cessa di essere l’unica fonte di alimentazione del bambino per essere sostituito gradualmente da pasti prima semisolidi e poi solidi”, tappa inevitabile dal momento che il latte, come alimento esclusivo, dopo i primi mesi di vita non può più essere adeguato dal punto di vista nutrizionale per carenza di alcuni minerali, in particolare il ferro :il ferro che il bambino ha ricevuto dalla mamma durante la gravidanza si disperde in un recipiente (il corpo del bambino) che in pochi mesi raddoppia le proprie dimensioni.Un’altra cosa che vale la pena di fare è commentare sulla fascia di età più idonea per questo passaggio, che è previsto avvenga tra il 4° e il 6° mese di vita ( vedi raccomandazioni Organizzazione Mondiale Sanità e delle Società Scientifiche di settore), in quanto, se precoce, può comportare problemi in termini di rischi futuri di ipertensione, diabete, dismetabolismi in genere, se tardivo rischi

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