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	<title>Francesco Macrì</title>
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	<title>Francesco Macrì</title>
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		<title>Il problema dei cibi ultraprocessati&#8230;</title>
		<link>https://francescomacri.it/consigli-pratici/il-problema-dei-cibi-ultraprocessati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Francesco Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 15:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I consigli pratici]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cibi ultraprocessati]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da un articolo pubblicato su una rivista scientifica Come è noto, nella dieta di ciascuno di noi, specie di quella dei nostri bambini e ragazzi, sono entrati da tempo i cibi ultraprocessati. Sono questi prodotti commerciali che derivano dagli stessi alimenti ai quali ci avevano abituato i nostri nonni ma che non hanno più nulla [&#8230;]</p>
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<p><em>Da un articolo pubblicato su una rivista scientifica</em></p>



<p>Come è noto, nella dieta di ciascuno di noi, specie di quella dei nostri bambini e ragazzi, sono entrati da tempo i cibi ultraprocessati. Sono questi prodotti commerciali che derivano dagli stessi alimenti ai quali ci avevano abituato i nostri nonni ma che non hanno più nulla di questi o che conservano assai poco delle caratteristiche originali. Nei casi estremi, le componenti proteiche, lipidiche, zuccherine e le fibre contenute negli alimenti originali vengono sottoposti a pesanti trattamenti chimico fisici e addizionate di  coloranti, aromi, dolcificanti, emulsionanti, esaltatori di sapidità per ottenere un prodotto apparentemente più attraente e più gradevole al gusto. Il tutto viene confezionato in modo da aumentarne la durata e l’appeal ed ampiamente pubblicizzato in ogni sede possibile così da favorirne l’acquisto. Molti alimenti di uso quotidiano appartengono a questa categoria. Tra i più diffusi: barrette ai cereali, barrette sostitutive dei pasti, fiocchi di mais glassati e alcuni cereali zuccherati per la colazione, pane in cassetta confezionato (anche se integrale), yogurt (anche magri) alla frutta zuccherati e aromatizzati, purè di patate istantaneo, polenta istantanea, sughi pronti, crackers, chips di legumi, zuppe o minestre istantanee, succhi di frutta industriali, vegan burger o simili, gallette di riso, fette biscottate, alcuni omogeneizzati. Poiché sul piano commerciale questi prodotti industriali hanno grande successo, sarebbe facile concludere che quanto creato con i cibi ultraprocessato sia uno degli esempi migliori di buon marketing. In realtà, i cibi ultraprocessati sono estremamente dannosi perché associati allo sviluppo di patologie fortemente invalidanti. Nell’adulto è stato dimostrato che tanto più elevato è il consumo di questi alimenti, tanto maggiore è il rischio di soffrire di multimorbilità, ossia di una combinazione di due o più malattie croniche tra cui cancro, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Il rischio di morte prematura sembra aumentare del 4%. I dati pediatrici sono meno numerosi ma anche in questo caso sembra chiaramente dimostrata la stretta correlazione tra consumo di cibi ultraprocessati e aumento del rischio di sindrome metabolica, obesità, esofagite eosinofila e alterazioni nello sviluppo fisico e comportamentale.</p>



<p>Lo studio di Rosi e collaboratori riporta alcuni dati molto interessanti perché riguardano una zona, quella del Mediterraneo, nella quale per anni l’alimentazione era quanto più possibile vicina ad una formulazione ideale che il progressivo aumento dei cibi ultraprocessati ha del tutto stravolto. La dieta mediterranea è sempre citata come il meglio e vederla in parte soppiantata da cibi nocivi rende chiaramente l’idea di come sia facile distruggere il meglio sotto la pressione degli interessi commerciali. Lo studio è stato condotto in Italia, Spagna, Portogallo, Egitto e Libano e ha coinvolto almeno 400 gruppi familiari per ciascuno di questi Paesi. La raccolta delle informazioni è avvenuta tramite un questionario inviato a ciascuna famiglia nel quale erano contenute 13 domande capaci di ottenere risposte utili a conoscere le caratteristiche dei soggetti di 6-17 anni presenti nel nucleo sia per ciò che riguardava lo stato di salute sia il tipo di dieta seguita, sia infine, le abitudini di vita. I dati raccolti sottolineano che il 95% dei soggetti di età pediatrica arruolati nello studio mangiava giornalmente cibi ultraprocessati, con una media di 1,8 porzioni al giorno. Il consumo è risultato maggiore tra i soggetti di 15-17 anni (OR 2,74; 95% CI 1,94-3,88), tra quelli sovrappeso o obesi (OR 1,97; 95% CI 1,39-2,80); tra quelli con genitori giovani e con un maggior livello culturale (OR 2.02; 95% CI 1.15-4,31). Inoltre, l’assunzione di cibi ultraprocessati è stata significativamente più elevata nei ragazzi con abitudini di vita poco salutari, quali la scarsa regolamentazione degli orali e del numero di pasti, e la lunga permanenza davanti a televisori e tablet. L’insieme di questi dati sottolinea che i cibi ultraprocessati hanno preso pesantemente piede anche in contesti dove la tradizione alimentare era da sempre impostata in modo corretto e salutare. Se si vuole essere ottimisti, si potrebbe pensare che, proprio là dove le tradizioni culinarie sono correttamente indirizzate, potrebbe essere più facile riprendere la strada giusta, ritornando rapidamente al passato. I dati che indicano che il problema della cattiva alimentazione dei ragazzi ha qualche correlazione con le caratteristiche della famiglia sembra, tuttavia, indicare che il cambiamento potrebbe avvenire con più facilità se lo stimolo a riprendere le vecchie abitudini alimentari venisse dalla famiglia stessa, cosa non sempre facile perché spesso è proprio la famiglia a condizionare il problema. Si ritorna, quindi, ad un problema già visto per altre patologie pediatriche come l’obesità, per la quale il peso della famiglia nel condizionare la patologia o a ridurne l’importanza è dimostrato determinante. D’altra parte, la stessa più alta frequenza di assunzione di cibi ultraprocessati nei bambini obesi sottolinea che, probabilmente i due fenomeni hanno cause comuni tra le quali il comportamento della famiglia è tra i maggiori. Sembra chiaro come, ancora una volta, il pediatra possa avere un ruolo fondamentale nel ridurre i problemi. Lui conosce bene il suo paziente ma può anche esercitare un ruolo fondamentale nel condizionare i comportamenti della famiglia. Parlare di dieta è una abitudine consolidata, Forse sottolineare con più forza i rischi dei cibi industriali può essere utile.</p>



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		<title>L’Italia dopo il PNRR: come salvaguardare il Sistema Sanitario Nazionale</title>
		<link>https://francescomacri.it/concetti-teorici/litalia-dopo-il-pnrr-come-salvaguardare-il-sistema-sanitario-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 08:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I concetti teorici]]></category>
		<category><![CDATA[FISM]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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							<p>Con l&#8217;introduzione del PNRR nel 2021 e, della Missione 6 del Piano dedicata alla Sanità, c&#8217;è stata una grande erogazione di fondi con lo scopo di migliorare le infrastrutture e di trovare alternative risolutive a problemi che negli ultimi anni hanno afflitto il Sistema Sanitario Nazionale.</p><p>Oggi, a 2 anni dalla chiusura del PNRR, prevista per il 2026, ci sono molti dubbi sul dopo. Cosa serve per migliorare e mantenere il SSN?</p><p>Quali sono i suggerimenti e su quali aspetti bisogna concentrare le forze?</p><p>Ne hanno parlato, ai microfoni di Medikea Tv, Francesco Macrì, segretario nazionale della Federazione società Medico-Scientifiche Italiane (FISM) e Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI), in occasione dell&#8217;evento di Roma &#8220;<em>Principi attivi. La salute degli italiani tra tradizione, ripresa e resilienza</em>”, promosso da Boheringer Ingheleim Italia.</p>						</div>
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							<p>Testi e Video intervista tratti dal canale YouTube <a href="https://www.youtube.com/@Medikea" target="_blank" rel="noopener">Medikea</a></p>						</div>
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		<title>I lavaggi nasali</title>
		<link>https://francescomacri.it/consigli-pratici/i-lavaggi-nasali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Francesco Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 14:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I consigli pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Adenoidi]]></category>
		<category><![CDATA[Infezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lavaggi nasali]]></category>
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		<category><![CDATA[Soluzioni ipertoniche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comincia la stagione invernale e , con essa, il problema del “ mocciolo al naso”, l’hashstag dei genitori soprattutto nel caso di bambini nei primi anni di età. Il muco nasale è l’espressione di una infiammazione della mucosa nasale e può essere dovuto a cause infettive, allergiche, irritative ( aria inquinata ad esempio) o anatomiche [&#8230;]</p>
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<p>Comincia la stagione invernale e , con essa, il problema del “ mocciolo al naso”, l’hashstag dei genitori soprattutto nel caso di bambini nei primi anni di età. Il muco nasale è l’espressione di una infiammazione della mucosa nasale e può essere dovuto a cause infettive, allergiche, irritative ( aria inquinata ad esempio) o anatomiche ( adenoidi). Alcuni elementi possono aiutare a capire il problema sottostante, le caratteristiche del muco, ad esempio: se denso e colorato è presente un’infezione, se trasparente e associato a starnuti, nel bambino dopo i 2-3 anni, potrebbe indicare un’ allergia. E’ anche importante ricordare che il muco presente potrebbe giustificare il naso chiuso anche senza essere visibile, perché se prodotto ma in modo non particolarmente abbondante viene smaltito posteriormente ( il sistema ciliare lo sposta verso la gola alla velocità di ½ cm al minuto) senza scendere dalle narici. Nel caso di adenoidi ingrossate il muco si accompagna a russamento, a volte anche ad apnee.<br>I lavaggi nasali diventano in questo periodo una sorta di abitudine quotidiana e , potrei dire, anche a ragione, come dimostrato da uno studio condotto dall’Università di Edimburgo, che ha dimostrato che l’uso regolare dei lavaggi riduce del 25% la durata dei raffreddori invernali e, di conseguenza, la durata del periodo in cui il virus del raffreddore può essere trasmesso. Ciò è successo nei bambini trattati con istillazioni nasali di ipertonica a confronto con quelli non trattati e, nelle famiglie di quelli trattati, il contagio del raffreddore è avvenuto solo nel 46% dei casi contro il 61% del gruppo non trattato.<br>Nel lavoro si ipotizza che il sale nelle soluzioni saline, composto da sodio e cloruro, aiuti le cellule nasali a produrre acido ipocloroso, una sostanza che le cellule usano per difendersi dalle infezioni virali.<br>Il cloruro di sodio è il nome “chimico “ del sale e il sale è stato celebrato in vari modi, si veda ad esempio il film documentario del 2014 dal titolo “Il sale della terra” dedicato al lavoro di un fotografo eccezionale, Sebastiao Salgado. Il sale è concentrato allo 0.9% nella soluzione fisiologica ( quindi anche nei liquidi dell’organismo), a concentrazioni diverse , mediamente il 3%, in soluzioni ipertoniche. La salinità del mare è simile a quella delle soluzioni ipertoniche perché è circa il 3.5%, raggiunge però il 15% nel Mar Morto, con i vantaggi che ne conseguono per chi ci si immerge.<br>Torniamo però al tema dei lavaggi. Le soluzioni ipertoniche sono più efficaci in caso di muco denso ma, in genere, vanno usate solo per cicli di alcuni giorni per evitare irritazione, negli altri casi si userà la soluzione fisiologica. Le soluzioni possono essere somministrate tramite pompette flessibili o siringhe munite di cappuccio, con flaconcini monouso per l’uso fuori casa, spray predosati per i bambini più grandi, o utilizzando sistemi “idraulici” per una vera e propria irrigazione, come sacche a caduta o dispositivi “wash” collegati ad apparecchi per aerosol. Il “neti lota” è una piccola brocca con beccuccio di medicina Ayurvedica che connubia un rapporto ideale tra volume della brocca e lunghezza del beccuccio in modo da realizzare una giusta pressione di lavaggio. A seconda del sistema utilizzato il bambino va posizionato in modo appropriato, in verticale, sdraiato sul fianco o supino con la testa girata per i più piccoli.<br>Vale la pena di dedicare un po&#8217; di attenzione ai casi di muco denso e colorato quando costante o, comunque, ricorrente. Nei più piccoli, potrei dire i primi 2 anni, possiamo ipotizzare di trovarci di fronte a delle infezioni delle adenoidi, nei più grandi ad una sinusite, anche se la sinusite può essere presente già a partire dal primo anno di vita, benché rara. In questi casi il sistema di lavaggio deve consentire di mescolare al liquido di lavaggio una certa quantità di antibiotico e/o cortisonico, anche per cicli a cadenza periodica.<br>Quindi senza dubbio il lavaggio nasale è una pratica utile, ma che non diventi una ossessione, i bambini prima o poi non lo consentirebbero!</p>
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		<title>La dipendenza da internet nei nostri figli</title>
		<link>https://francescomacri.it/consigli-pratici/la-dipendenza-da-internet-nei-nostri-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Francesco Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2023 09:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I consigli pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[Connessioni Delicate]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[nomofobia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante volte mi sono trovato di fronte alla preoccupazione di genitori di fronte all’uso eccesivo del cellulare o altri devices elettronici da parte dei loro figli?  Secondo dati ISTAT l’85% degli adolescenti (11-17 anni) usa ogni giorno il telefonino e il 72% naviga in internet, cifre in pratica appaiate considerando che la navigazione avviene con [&#8230;]</p>
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<p>Quante volte mi sono trovato di fronte alla preoccupazione di genitori di fronte all’uso eccesivo del cellulare o altri devices elettronici da parte dei loro figli? </p>



<p>Secondo dati ISTAT l’85% degli adolescenti (11-17 anni) usa ogni giorno il telefonino e il 72% naviga in internet, cifre in pratica appaiate considerando che la navigazione avviene con il PC solo in circa il 20% dei casi e nel resto dei casi tramite smartphone. D’altronde il 60% dei ragazzi inizia e conclude la propria giornata controllando lo smartphone e lo usa anche durante le ore scolastiche (63% dei ragazzi) e il 50% lo usa per un tempo che va dalle 3 alle 6 ore al giorno. Certo è un fenomeno che in generale riguarda anche gli adulti tanto che un individuo su 4 usa il cellulare per 7 ore al giorno, navigando in internet oppure per giochi on line , consultare le mail o per messaggistica. Un argomento quindi moltoo ampio. </p>



<p>Tutto ciò inequivocabilmente, per quanto riguarda l’uso dello smarthone,&nbsp; ha finito per creare il problema della NoMoFobia (No Mobile Phone Phobia), il timore, addirittura il panico di non poter usare o avere a disposizione il proprio cellulare. Il termine fu coniato in occasione di un’indagine condotta nel Regno Unito una quindicina di anni fa con lo scopo di verificare la correlazione tra disturbi di ansia e uso del cellulare. Nei ragazzi che si trovano a vivere questa situazione si registrano una serie di sintomi anche impegnativi che vanno dallo stato di ansia, alla difficoltà alla concentrazione, a problemi nella relazione sociale, riduzione del rendimento scolastico, isolamento, irrequietezza, problemi di vista etc..&nbsp;</p>



<p>Alcuni elementi sono suggestivi della presenza del problema, come tenere il cellulare acceso 24 ora su 24, fare in modo di non restare mai senza credito, portare il cellulare a letto con se , controllare continuamente se sono arrivati messaggi e consultarlo anche in contesti poco pertinenti.&nbsp;</p>



<p>Esistono delle schede a più domande (Nomophobia scale è una di queste) che consentono di effettuare questa verifica&nbsp; nel momento in cui il punteggio ottenuto con le risposte supera un certo valore. Il problema, una volta constatato,&nbsp; può essere affrontato affidandosi ad esperti nei problemi di dipendenza, in genere adottando strategie terapeutiche di tipo cognitivo comportamentale o, comunque, tecniche di disassuefazione.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Per dare una risposta ai genitori e supportare il lavoro del pediatra di fronte al problema dell e-dipendenza ( o Cyber addiction) la fondazione Carolina e Meta,&nbsp; in collaborazione con le principali organizzazioni pediatriche nazionali (Società Italiana di Pediatria, Federazione Italiana Medici Pediatri, Associazione Culturale Pediatri),&nbsp; ha avviato una campagna con il titolo “Connessioni Delicate”&nbsp; dedicata ai genitori che, attraverso il sito <strong><a href="http://www.minorionline.com/connessioni-delicate">www.minorionline.com/connessioni-delicate</a></strong> possono accedere ad un questionario di poche essenziali domande e, dopo aver risposto al questionario,&nbsp; accedere a del materiale informativo dedicato al problema.&nbsp;</p>



<p>Già questo è un buon passo avanti!&nbsp;</p>
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		<title>La tosse dei bambini</title>
		<link>https://francescomacri.it/consigli-pratici/la-tosse-dei-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Francesco Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2023 09:28:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I consigli pratici]]></category>
		<category><![CDATA[bronchite]]></category>
		<category><![CDATA[Criterio ex adiuvantibus]]></category>
		<category><![CDATA[durata]]></category>
		<category><![CDATA[periodicità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sicuramente la tosse è il problema principale dei nostri figli durante l’inverno: è descritto che se si va in una scuola in&#160; un qualunque giorno dei mesi invernali il 35% degli alunni ha tosse!!&#160; Per decidere in che modo inquadrare la tosse che tende a recidivare o a persistere il medico si affida ad alcuni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sicuramente la tosse è il problema principale dei nostri figli durante l’inverno: è descritto che se si va in una scuola in&nbsp; un qualunque giorno dei mesi invernali il 35% degli alunni ha tosse!!&nbsp;</p>



<p>Per decidere in che modo inquadrare la tosse che tende a recidivare o a persistere il medico si affida ad alcuni parametri:&nbsp;</p>



<p><strong>Durata</strong> Una tosse si definisce acuta se dura meno di un paio di settimane, subacuta se dura da due a 6 settimane, cronica se dura da più di 6 settimane ( in verità alcune classificazioni sono più permissive, acuta fini a 3 settimane, subacuta da 3 a 8 settimane, cronica più di 8 settimane), comunque è importante avere a mente il concetto.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Tipo di tosse</strong> Secca, grassa, mista. Spesso gli adulti che sentono la tosse non sanno decidere se si tratta di tosse secca o grassa, bisogna dare un’idea descrivendo quella secca come un&nbsp; rumore acuto,&nbsp; aspro, grassa come un rumore umido, di catarro che si muove. A volte far sentire una simulazione è necessario.&nbsp;</p>



<p><strong>Periodicità</strong> La tosse può essere prevalentemente diurna o notturna, o entrambe le versioni nello stesso episodio. Inoltre è anche possibile distinguere tra gli orari possibili, sia durante il giorno che durante la notte&nbsp;</p>



<p><strong>Criterio ex adiuvantibus</strong>&nbsp;</p>



<p>La causa della tosse può essere dedotta dalla risposta alla terapia effettuata, nel senso che non riuscendo a&nbsp; fare una diagnosi ci si affida al criterio della efficacia della terapia prescelta , se è efficace la diagnosi è esatta.&nbsp;</p>



<p>Illustro questi criteri perché sono quelli che in genere il medico adotta nell’affrontare il problema della tosse di un bambino, quando la visita non aiuta perché al momento il bambino sta bene e non ha la tosse, ma è un bambino che di tosse soffre spesso. E’ quanto possiamo avere a disposizione per capire qual è la causa della tosse prime di ricorrere ad esami di laboratorio( radiografie, prove allergiche, esami del sangue..). Da ricordare che le cause più frequenti di tosse persistente o ricorrente di un bambino, soprattutto nei primi anni, sono la bronchite asmatica e lo scolo nasale posteriore.&nbsp;</p>



<p>A questi criteri posso aggiungere indicazioni legate all’esperienza che possono essere utili anche per i genitori, in occasione di episodi acuti e isolati di tosse ( dato per scontato che la gestione diagnostica e terapeutica del problema di una tosse persistente o ricorrente spetta al medico). Le indicazioni sono le seguenti:&nbsp;</p>



<p>La tosse legata a problemi delle alte vie , la più frequente, in genere è catarrale (rumore umido) o mista (rumore a volte secco , a volte umido) ed è presente soprattutto alle estremità della notte, al momento di mettersi a letto o al mattino al risveglio, e, guardando nel naso, si potrà notare muco , denso o trasparente, a seconda dei casi. Non bisogna aspettarsi che il muco esca fuori spontaneamente dal naso, ciò succede se è particolarmente abbondante, altrimenti, se in quantità contenuta, le ciglia del naso riescono a spostarlo interamente verso la parte posteriore e la gola, per questo motivo è utile guardare all’interno delle narici. Normalmente in questi casi, quando il bambino tossisce, si può avere la percezione che l’ultimo colpo di tosse che si sente è conclusivo e non ce ne saranno altri. Il criterio ex adiuvantibus è rappresentato dal fatto che la tosse migliorerà con lavaggi nasali efficaci.&nbsp;</p>



<p>La tosse delle medie (laringe, trachea) o basse (bronchi) vie respiratorie tende ad essere più continua, sia diurna che notturna, non necessariamente frequente, ma frequente nella maggior parte dei casi. Da più disagio o malessere della tosse delle alte vie, tende a intensificarsi durante la attività fisica, più facilmente porta al vomito. Se dovuta ad affezioni del tratto laringe- trachea il rumore tende ad essere rauco o metallico, più facilmente secco o misto (secco-catarrale) se dovuta ad affezioni dei bronchi. Il criterio ex adiuvantibus è rappresentato dal miglioramento con terapia per inalazione (aerosol) con cortisonici con aggiunta eventuale di broncodilatatori.&nbsp;</p>



<p>E’ ovvio che la storia precedente è indicativa, il genitore sa&nbsp; quali sono state le cause di tosse del bambino nel passato e in genere sono le stesse cause che si ripetono. Il “ fai da te” deve comunque dare risultati di&nbsp; miglioramento almeno del 30%&nbsp; entro 48 ore, se&nbsp; avviene significa che si è centrato il problema e si può continuare fino a risoluzione, altrimenti è il caso di contattare il medico curante.&nbsp;</p>



<p>Esiste anche la possibilità del ricorso a terapie naturali (fitoterapia,omeopatia…) ma fornire indicazioni per esse è molto più complesso, richiede un altro articolo!&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://francescomacri.it/consigli-pratici/la-tosse-dei-bambini/">La tosse dei bambini</a> proviene da <a href="https://francescomacri.it">Francesco Macrì</a>.</p>
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		<title>C&#8217;è baby sitter e baby sitter</title>
		<link>https://francescomacri.it/consigli-pratici/ce-baby-sitter-e-baby-sitter/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Francesco Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2023 09:24:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I consigli pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Accudimento]]></category>
		<category><![CDATA[baby sitter]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sinapsi]]></category>
		<category><![CDATA[Stimoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se provate a inserire nella ricerca su Google la parola baby sitter vedete comparire una serie di “tendine” incentrate soprattutto sugli aspetti negativi legati ad una gestione incongrua del rapporto di lavoro , tipo babysitteraggio in nero, oppure una serie di segnalazioni su maltrattamenti da parte delle stesse sui bambini a loro affidati. In pratica [&#8230;]</p>
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<p>Se provate a inserire nella ricerca su Google la parola <em>baby sitter</em> vedete comparire una serie di “tendine” incentrate soprattutto sugli aspetti negativi legati ad una gestione incongrua del rapporto di lavoro , tipo <em>babysitteraggio in nero</em>, oppure una serie di segnalazioni su maltrattamenti da parte delle stesse sui bambini a loro affidati. In pratica tutto incentrato sul negativo. Ora è vero che le cultura del “dolore” è solita prevalere nella gestione sociale delle cose ma e’ anche vero che per avere un’idea adeguata su un certo argomento bisognerebbe dedicare attenzione anche ad aspetti non dico necessariamente positivi ma possiamo dire almeno&nbsp; neutri?</p>



<p>Tornando con questa impostazione al tema delle baby sitter alcuni aspetti sicuramente sorprendono.</p>



<p>E’ da tempo che il concetto dei&nbsp; <em>primi mille giorni</em> si è affermato, esso indica la gravidanza e i primi due anni di vita e si basa sulla considerazione che questo periodo è determinante per &nbsp;il futuro&nbsp; di un individuo sia dal punto di vista fisico ma, e forse soprattutto, anche dal punto di vista cognitivo e psicologico. Ovviamente la gravidanza sfugge un po&#8217; dalla possibilità di controllo, ma certo è che i primi due anni si prestano invece in modo perfetto alla gestione virtuosa dell’accudimento del bambino allo scopo prioritario di garantire lo sviluppo ottimale delle sue potenzialità.</p>



<p>Per tali motivi, considerando che sono proprio questi anni il periodo in cui il ricorso alle baby sitter è particolarmente frequente, non sarebbe il caso di definire meglio questo ruolo? Forse non basta più la donna affidabile che garantisce attenzione a che il bambino <em>non si faccia male</em>, che gli sa <em>preparare la pappa</em>, certo tutti argomenti sacrosanti da salvaguardare, ci mancherebbe! Perché poi solo donne? Ma anche questo finisce per contare poco, io, da genitore, cercherei soprattutto una persona in grado di garantirmi una capacità di stimolo , di interazione efficace, perché in questo modo le potenzialità di mio figlio/a saranno sfruttate nel modo migliore, la formazione di sinapsi ( sinapsi = interconnessione tra le cellule del sistema nervoso ) è particolamente vivace in questi anni ed è risaputo che viene molto modulata dagli stimoli forniti, più stimoli più sinapsi. Quindi ben venga una/o baby sitter che sappia garantire un accudimento affidabile e sicuro, ma facciamo sì che si garantiscano anche attività di interazione attiva ed efficace, addirittura “ specifiche”, come apprendimento di una lingua straniera, attività musicale, disegno etc..</p>



<p>Penso in realtà a figure con una preparazione documentata, con un curriculum adeguato, a corsi di formazione dedicati, in modo da evitare l’improvvisazione che purtroppo in tale ambito è ancora preponderante, tipo studentessa universitaria che si dedica a questa attività per mantenersi agli studi e che, mentre sta con il bambino ne approfitta per studiare. Esistono già esperienze in questa direzione ma non hanno ancora avuto la giusta diffusione, andrebbero incentivate senza dubbio, ma già nel vostro&nbsp; piccolo voi genitori potreste cominciare a muovervi.</p>
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		<title>Il bambino che non parla e il bambino balbuziente</title>
		<link>https://francescomacri.it/consigli-pratici/ritardo-del-linguaggio-e-balbuzie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Francesco Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2023 09:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I consigli pratici]]></category>
		<category><![CDATA[balbuzie]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo del linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[late talkers]]></category>
		<category><![CDATA[Logopedia]]></category>
		<category><![CDATA[Ritardo del linguaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un problema relativamente frequente è rappresentato dal ritardo del linguaggio.&#160; In pratica possiamo pensare di trovarci di fronte ad un ritardo del linguaggio quando un bambino a 2 anni pronuncia meno di 50 parole oppure a 2 anni e mezzo non presenta un linguaggio combinatorio ( compiere frasi). Una prima considerazione è che nella maggior [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un problema relativamente frequente è rappresentato dal ritardo del linguaggio.&nbsp;</p>



<p>In pratica possiamo pensare di trovarci di fronte ad un ritardo del linguaggio quando un bambino a 2 anni pronuncia meno di 50 parole oppure a 2 anni e mezzo non presenta un linguaggio combinatorio ( compiere frasi). Una prima considerazione è che nella maggior parte dei casi non si tratta di un vero e proprio problema: esistono i “Late Talkers” ad esempio, bambini che parlano in ritardo senza avere problemi neurologici o cognitivi o di funzione fonatoria di alcun tipo e che , anche se in ritardo, avranno un linguaggio normale, oppure esistono bambini con”Gergolalia”, in pratica hanno un loro gergo comunque espressivo, oppure esistono bambini con “ Mutismo Selettivo”, situazione molto particolare caratterizzata dal fatto che il bambino non parla solo in certe circostanze o soltanto con alcune persone.&nbsp;</p>



<p>Questa ultima situazione, nonostante la sua relativa benignità, rappresenta però il punto di passaggio verso quadri di ritardo del linguaggio che possono nascondere una patologia, facendo parte , insieme all’autismo, dei disturbi del linguaggio su base Affettivo-Relazionale. In sintesi il ritardo o disturbo del linguaggio dovuto ad un problema reale può far parte di questi quadri&nbsp;</p>



<p>• Sordità&nbsp;&nbsp;</p>



<p>• Lesioni del sistema nervoso centrale ( malformazioni, infezioni congenite…)&nbsp;</p>



<p>• Ritardo mentale ( come avviene in alcune sindromi, Down &#8230;)&nbsp;</p>



<p>• Psicopatologia affettivo relazionale ( autismo, mutismo selettivo…)&nbsp;</p>



<p>Tutte queste situazioni di “patologia” possono essere intercettate quando si notano problemi nel gioco , ad esempio il bambino manifesta scarsa attività di manipolazione oppure poche forme di gioco simbolico. Altri parametri riguardano i gesti , ad esempio compie pochi gesti comunicativi, o le abilità sociali in quanto ha&nbsp; problemi di comportamento, oppure ha rare iniziative di comunicazione o difficoltà a prender parte alle attività insieme agli altri.&nbsp;</p>



<p>Certamente la situazione più frequente è anche quella più benigna, ovverosia quella dei “Late Talkers”, che si risolve spontaneamente entro il 4° anno nella quasi totalità dei casi, soltanto nel 3% dei casi evolve in un vero disturbo del linguaggio.&nbsp;</p>



<p>Cosa deve succedere&nbsp; in pratica?&nbsp;</p>



<p>Nel momento in cui un bambino a 2 anni pronuncia meno di 50 parole bisogna innanzitutto escludere che non presenti un ritardo generico dal punto di vista neurocognitivomotorio, nel senso che fino a quel momento non abbia presentato delle irregolarità nelle normali tappe di sviluppo come il sorridere, lo stare seduto, compiere i primi passi ( se un bambino sorride a 2 mesi, sta seduto a 6, compie primi passi a 14 è normale con il 90% di probabilità), oppure eseguire ordini semplici, seguire con lo sguardo, reagire quando chiamato con il proprio nome…L’altra cosa importante da escludere è un problema di udito, verifica attuabile anche a casa con diverse tecniche e trucchi (i genitori attenti in questo sono molto capaci ) oppure da parte di esperti in audiologia. Quando queste due valutazioni di base sul ritardo e sull’udito danno risultato favorevole,&nbsp; il passo successivo è un trattamento logopedico. Ovviamente nei casi con presenza di patologie specifiche il trattamento logopedico si affianca al trattamento della situazione di base. C’è da segnalare che i bambini con disturbo del linguaggio con risoluzione più tardiva hanno maggior rischio di sviluppare dislessia.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; __________________________&nbsp;</p>



<p>Un discorso a parte merita la balbuzie o, come oggi si preferisce dire, il disturbo della&nbsp; fluenza della loquela,&nbsp; che consiste nell’effettuare ripetizioni o prolungamenti involontari dei suoni, delle sillabe o delle parole. Può anche includere blocchi improvvisi, durante i quali la persona è incapace di produrre alcun suono. La balbuzie può variare in gravità da lieve a grave e può influire sulla comunicazione e sull&#8217;autostima di chi ne è affetto.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;Le cause&nbsp; della balbuzie non sono ancora completamente comprese, probabilmente si tratta di&nbsp; una combinazione di fattori genetici, neurologici e ambientali alla base&nbsp; del disturbo. L’aspetto familiare, ovverosia la presenza di balbuzie in un genitore, più che nascondere elementi genetici potrebbe essere dovuto ad&nbsp; comportamento imitativo. Spesso la balbuzie inizia durante l&#8217;infanzia, quando il bambino sta imparando a parlare, ma può persistere anche in età adulta.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La balbuzie può essere ripetitiva ( si tende a ripetere più volte una parola o una parte di essa) o spastica ( ci si blocca nel pronunciare una parola). La seconda versione può accompagnarsi a movimenti di altre parti del volto o del collo o delle spalle e, in genere, si ritiene più impegnativa e, in genere, si accompagna ad un maggior disagio del bambino, ad un maggior timore di essere notato.&nbsp;</p>



<p>La balbuzie che inizia&nbsp; prima della età scolare ha normalmente un decorso più favorevole e risolversi anche con semplici consigli: ignorare il problema, non intervenire per aiutare il bambino ( completare la frase al suo posto, dire “ stai calmo” “rilassati” etc&#8230;), evitare atteggiamenti troppo correttivi ( “ non interrompere quando parla papà”, “stai seduto composto mentre mangi” “ non girare scalzo per casa” etc…). Ovviamente ciò non vuol dire che non si devono dare regole ai bambini, il problema è nell’esagerare nel farlo!&nbsp;</p>



<p>Quando il sintomo tende a persistere si possono prendere in considerazione interventi terapeutici come&nbsp; tecniche di respirazione, esercizi di rilassamento, strategie di controllo del ritmo e tecniche di consapevolezza del linguaggio. La terapia può essere svolta da un logopedista specializzato nel trattamento della balbuzie.&nbsp;</p>
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		<title>Qualche idea sullo sport</title>
		<link>https://francescomacri.it/consigli-pratici/qualche-idea-sullo-sport/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Francesco Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2023 09:07:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I consigli pratici]]></category>
		<category><![CDATA[attività fisica]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le tre funzioni che contribuiscono a garantire una vita in salute sono : sonno, sport e alimentazione. Quindi una dieta corretta, un sonno esauriente e un’attività sportiva adeguata.&#160;&#160; Per questa ultima vale la pena di fare alcune considerazioni.&#160; E’ elevato il numero dei bambini che non svolgono per nulla attività fisica, la sedentarietà assoluta arriva [&#8230;]</p>
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<p>Le tre funzioni che contribuiscono a garantire una vita in salute sono : sonno, sport e alimentazione. Quindi una dieta corretta, un sonno esauriente e un’attività sportiva adeguata.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Per questa ultima vale la pena di fare alcune considerazioni.&nbsp;</p>



<p>E’ elevato il numero dei bambini che non svolgono per nulla attività fisica, la sedentarietà assoluta arriva a riguardare anche il 20-30% dei bambini, quella relativa il 60-70%. I motivi sono vari e purtroppo non sempre c’è di mezzo solo la pigrizia ( che in qualche modo è affrontabile), a volte la logistica è complicata e il centro sportivo è distante, oppure non c’è chi può accompagnare il bambino, a volte il tempo da dedicare allo studio lascia poco tempo a disposizione, a volte non si può affrontare la spesa…E’ importante ricordare che comunque può bastare anche un’attività fisica spontanea nel giardino sotto casa giocando a pallone con gli amici o andando in bicicletta. Gli esperti indicano come ottimale un’ora al giorno di attività fisica o sportiva… ora, so bene come non sia facile raggiungere questo obiettivo, ma vale la pena di provare, immaginando che i risultati non seguano la legge “del tutto o del nulla” ma siano proporzionati alla quantità di tempo impiegato. Diciamo che, anche verificando da più fonti, in soggetti di età compresa tra 5 e 18 anni, un’ora 3-5 volte a settimana può essere considerato già un ottimo risultato. Da tener conto del fatto che a scuola vengono dedicate all’attività fisica un paio d’ore a settimana, ma spesso in modo non organizzato e , in buona parte, impegnando tempo nel solo&nbsp; addestramento.&nbsp;</p>



<p>Perché fare sport è così importante? E’ dimostrato che la salute ne guadagna in modo rilevante in quanto l’attività fisica regolare a partire dall’infanzia protegge da malattie cardiovascolari e del sistema respiratorio dell’adulto, ma, altri vantaggi sono pure immediati: i bambini/ragazzi che praticano attività fisica con regolarità ne traggono rapidamente vantaggi in termini di miglioramento della postura, del tono e del trofismo muscolare, del livello dell’umore, della capacità di rapporti con i coetanei, della capacità all’empatia, dell’autostima, fino anche ad ottenere effetti positivi sul piano del rendimento scolastico.&nbsp;</p>



<p>Ovviamente è importante il ruolo dei genitori che dovrebbero riuscire a coinvolgere anche i riluttanti, affiancandoli ad esempio ad amici nello scegliere la stessa attività, dovrebbero evitare critiche in caso di insuccessi, dovrebbero illustrare il concetto della utilità dello sport a prescindere dai risultati.&nbsp;</p>



<p>A che età si può praticare sport? In generale le attività sportive, tranne alcune eccezioni, possono essere iniziare a 5-6 anni ( periodo cosiddetto del “corpo percepito “ secondo gli esperti in apprendimento e motricità) , con possibilità di attività competitive dopo i 9-12 anni a seconda dei casi ( “ corpo rappresentato”). Prima dei 5 anni attività di tipo ludico (baby nuoto, gioco libero…).&nbsp;</p>



<p>Uno sport vale l’altro? In generale sì per gli scopi generali indicati, a volte però, in situazioni specifiche,&nbsp; la scelta potrebbe essere anche orientata. Pensiamo ad esempio al bambino chiuso o introverso, in queto caso è preferibile uno sport di squadra, che va bene anche per il bambino insicuro che teme la competizione individuale. Oppure pensiamo a come le arti marziali siano adatte al bambino aggressivo o iperattivo, grazie alla necessità, svolgendole, di dover tener conto del rispetto delle regole e del rispetto dell’altro che queste discipline implicano. Pensiamo a come la danza o la ginnastica artistica siano adatte al bambino goffo o maldestro grazie alla necessaria armonia dei movimenti che esse richiedono. La danza però può accentuare una iperlordosi ( eccessiva curvatura in avanti della zona lombosacrale) già presente. Il calcio può comportare, in mancanza di un allenamento adeguato, uno sviluppo della muscolatura degli arti inferiori a scapito del distretto superiore, cosa che non succede con il basket o con il volley. Basket e volley possono essere utili in caso di atteggiamenti viziati della colonna o di scoliosi, casi in cui il nuoto può trovare una tradizionale indicazione. Il nuoto può essere indicato anche nel caso di bambini gracili o esili grazie all’incremento armonico delle masse muscolari che comporta. Un commento a parte per il bambino in eccesso ponderale, problema che deve essere affrontato con una giusta strategia alimentare e con attività fisica adeguata: la migliore <em>fitness </em>per la regolarizzazione del peso corporeo la possiedono in ordine, la corsa, il ciclismo, la prepugilistica.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>“ Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla”&nbsp;</p>



<p>Pierre de Coubertin&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Osteopatia in Pediatria</title>
		<link>https://francescomacri.it/consigli-pratici/osteopatia-in-pediatria-del-dott-alessio-accardo-osteopata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott. Alessio Accardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I consigli pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[coliche gassose]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi del sonno]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Reflusso gastro-esofageo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reflusso, coliche gassose e disturbi del sonno nei bambini: i benefici dell’osteopatia L’Osteopatia è una forma di terapia manuale che offre un valido aiuto e supporto nella cura di molte disfunzioni e che si dimostra estremamente efficace nella prevenzione e nel mantenimento dello stato di salute.Lo specialista, attraverso una precisa anamnesi ed una valutazione manuale [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Reflusso, coliche gassose e disturbi del sonno nei bambini: i benefici dell’osteopatia</strong></p>



<p>L’Osteopatia è una forma di terapia manuale che offre un valido aiuto e supporto nella cura di molte disfunzioni e che si dimostra estremamente efficace nella prevenzione e nel mantenimento dello stato di salute.<br>Lo specialista, attraverso una precisa anamnesi ed una valutazione manuale iniziale, ricerca le alterazioni funzionali del corpo e risale alla causa che ha determinato la comparsa di segni e sintomi che comportano un’alterazione dell’equilibrio generale del corpo.<br>Formula così la diagnosi e procede con il relativo trattamento manipolativo, al fine di ristabilire una perfetta armonia funzionale di diversi sistemi e, quindi, il ripristino della salute.<br>L’osteopatia pediatrica in particolare, si occupa del trattamento dei bambini dal momento della nascita fino all’età adolescenziale.<br>Alla donna che programma una gravidanza si consiglia sempre di fare una visita osteopatica preliminare.<br>L’utero materno, infatti, dovrebbe accogliere l’embrione in un ambiente decisamente confortevole, ma per una moltitudine di cause questo non avviene.<br>Il bacino materno può presentare asimmetrie strutturali legate al sistema muscolo-scheletrico, causate da tensioni peritoneali delle pareti intestinali, da forti aderenze cicatriziali in esiti di interventi chirurgici, da anomalie nella forma dell’utero o dalla presenza di fibromi che riducono lo spazio in utero in caso di parti gemellari.<br>L’atto della nascita, straordinario in tutte le sue implicazioni, sottopone il bambino che sta per venire alla luce ad un uno stress sia fisico, per il passaggio forzato attraverso il canale uterino, che psicologico, per il repentino distacco dall’ambiente materno a cui il bambino è visceralmente legato.<br>Il passaggio della testa del feto attraverso il canale del parto è uno stimolo meccanico essenziale per lo sviluppo regolare di tutto il corpo, spesso però questo passaggio può risultare molto difficoltoso perché la testa del feto viene compressa tra le ossa pelviche con conseguente deformazione e rimodellamento delle membrane durali intracraniche, variazione della microcinetica cranio-sacrale e soprattutto alterazione<br>della normale fisiologia del Meccanismo Respiratorio Primario ( meccanismo che è implicato in molte e fondamentali funzioni corporee come la produzione di anticorpi, l’accomodamento dei tessuti molli e la produzione di LCR che protegge e garantisce il drenaggio del SNC).<br>Il cervello di un neonato inoltre è in piena maturazione e soltanto le funzioni vegetative (sonno, veglia, digestione, assimilazione, ecc.) sono pienamente espresse, per cui l’effetto globale di tali lesioni somatiche sarà maggiormente evidente causando:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Asimmetrie craniche e casi di plagiocefalie primarie o secondarie, spesso accompagnate da torcicollo;</li>



<li>Coliche gassose con arrossamento del viso, tensione dell’addome, irrigidimento delle braccia e flessione delle gambe che si piegano verso la pancia;</li>



<li>Reflusso gastro-esofageo;</li>



<li>Disturbi del sonno, irritabilità e agitazione;</li>



<li>Singhiozzo</li>



<li>Asimmetrie degli arti inferiori, piedi piatti o cavi, scoliosi, otiti;</li>



<li>Possibili ritardi nello sviluppo psicomotorio: nel primo anno di vita il bambino impara a stare in piedi, percorrendo le diverse tappe di sviluppo come il rotolamento, lo stare seduto, e il gattonamento.<br>Se sono presenti eventuali disfunzioni a livello del bacino e della colonna vertebrale potrebbero instaurarsi delle problematiche:<br>il bambino impara attraverso il movimento e il suo sviluppo cognitivo è direttamente collegato a quello che è lo sviluppo psicomotorio.<br>Da un punto di vista prettamente anatomico le condizioni di alterata fisiologia che spesso si ritrovano nei bambini affetti da coliche gassose e da disturbi del sonno sono rappresentate da:</li>



<li>blocchi della cerniera cervico-brachiale e compressioni tra i condili occipitali e la prima vertebra cervicale (strutture implicate nella regolazione del ciclo sonno-veglia tramite strutture neurologiche quali il Ganglio Cervicale Superiore, il Sistema Reticolare e il Nervo Vago);</li>



<li>blocchi mono o pluri-segmentari delle vertebre cervicali, dorsali e delle coste;</li>



<li>fissazioni delle Membrane a Tensione Reciproca (che possono causare per esempio tensioni nel flusso circolatorio intracranico, alterazioni dell’equilibrio corporeo e limitazioni dei passaggi posturali infantili);</li>



<li>condizione di spasmo del muscolo Diaframmatico e di conseguenza del Diaframma Pelvico, con conseguente diminuzione cinetica del flusso venoso di ritorno, imbibizione sia dei tessuti che dei nervi vasorum, compressione tissutale nelle catene prevertebrali e paravertebrali dei gangli del sistema nervoso simpatico e dei nervi splancnici, con conseguente ritorsione sul sistema gastroenterico e del microbiota intestinale.<br>Possiamo concludere affermando che l’intervento dell’osteopata è reso necessario per evitare che queste disfunzioni si strutturino e per favorire una crescita più corretta possibile del bambino.<br>Ricordiamo infatti che i tessuti corporei possiedono una loro memoria e tutto rimane impresso se non trattato.</li>
</ul>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La rabbia dei bambini</title>
		<link>https://francescomacri.it/consigli-pratici/la-rabbia-dei-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marta Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 18:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I consigli pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://francescomacri.it/?p=2786</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno dei più frequenti motivi di richiesta di supporto psicologico per i bambini tra i 3 e i 5 anni di età riguarda il verificarsi di forti reazioni di rabbia e la difficoltà nel gestirle da parte dei genitori.Sono situazioni che creano molto allarme perché il bambino può avere delle manifestazioni comportamentali estreme, come agitarsi [&#8230;]</p>
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<p>Uno dei più frequenti motivi di richiesta di supporto psicologico per i bambini tra i 3 e i 5 anni di età riguarda il verificarsi di forti reazioni di rabbia e la difficoltà nel gestirle da parte dei genitori.<br>Sono situazioni che creano molto allarme perché il bambino può avere delle manifestazioni comportamentali estreme, come agitarsi in modo violento, urlare e piangere, calciare, rompere oggetti, mordere, farsi male o far male al genitore stesso nei momenti di  contrarietà più intensa.<br>E’ quindi una situazione difficile da gestire, che evoca forti sentimenti di dispiacere, paura, impotenza, disperazione o ulteriore rabbia e può portare alla ricerca di soluzioni molte volte in contrasto tra loro, che possono essere inefficaci o peggiorare lo stato d’animo del bambino.<br>Pur considerando la variabilità delle situazioni e le caratteristiche del bambino e della relazione, si possono comunque individuare alcune strategie utili a supportare il genitore in un difficile compito:<br>quello di aiutare il bambino a saper gestire emozioni molto forti e, spesso, difficili da controllare .<br>Per prima cosa è importante tenere a mente che la rabbia è una delle emozioni primarie dell’essere umano, che si scatena, nella maggior parte dei casi, in risposta alla frustrazione.<br>Pur comportando un’esperienza negativa è un’emozione fondamentale e necessaria, ha delle funzioni importantissime come meccanismo di autoaffermazione e adattamento.<br>Proprio per questo non è possibile né utile eliminarla o reprimerla, è sano che i bambini la sperimentino e la esprimano, nonostante sia forse l’emozione più difficile da gestire e accettare.<br>Nel corso dello sviluppo si passa da una dimensione fortemente connotata a livello corporeo, fino ad una maturazione della consapevolezza, del pensiero e dell’espressione verbale.<br>E’ quindi del tutto naturale che il bambino piccolo sia preda di “attacchi di rabbia” di fronte alla mancata realizzazione dei suoi desideri, all’imposizione di limiti e regole, a momenti di frustrazione per eventi esterni e al di fuori del suo controllo, perché non è ancora in grado di gestire nel modo giusto quello che gli succede e che lo sottopone ad una forte ondata emotiva. Il genitore ha la possibilità di aiutarlo nel contenere sempre di più queste emozioni e nel trovare una modalità di espressione che non sia dannosa per sé e per gli altri.<br>Sarà quindi molto importante:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Rispecchiare il bambino, fargli sentire che abbiamo capito cosa sta provando e che è normale che lo provi in quella situazione. Non rifiutare quindi, ma accettare e orientare nel modo corretto ciò che sta avvenendo.</li>



<li>Non definire il bambino in base al suo comportamento, non è né cattivo né maleducato, e neanche sbagliato, ma c’è qualcosa che gli sta succedendo, ed è proprio nella gestione dell’emotività che possiamo e dobbiamo aiutarlo.</li>



<li>Lasciare che esprima la sua emozione, ma contenere i comportamenti più distruttivi e rischiosi: va bene essere arrabbiati ma non si può colpire gli altri , far male a se stessi, mordere, rompere gli oggetti.<br>E’ necessario assumere un tono ed un atteggiamento molto fermo, che fa capire al bambino l’importanza di quello che stiamo dicendo.<br>A volte può essere necessario aiutarlo a fermarsi, proteggendo il bambino stesso dalla componente distruttiva: sarebbe troppo doloroso anche per lui aver distrutto le cose a cui tiene una volta terminata l’ondata di rabbia.​</li>



<li>Dare un’alternativa, o una soluzione che il bambino ancora non conosce. A volte la situazione che genera frustrazione non è evitabile, si potrà allora proporre qualcosa che immaginiamo possa aiutarlo, una consolazione o un supporto.<br>Si possono proporre soluzioni alternative tra le quali scegliere, oppure proporre di gestire insieme la situazione. Il genitore resta la guida fondamentale e spesso è proprio il bambino a cercare un limite ai suoi comportamenti, da interiorizzare e che gli<br>fornisca sicurezza.</li>



<li>Mantenere uno stato d’animo fermo e non lasciarsi prendere dall’agitazione, comunicare al bambino che ce la farà sicuramente a superare quella situazione e dopo riconoscergli la sua bravura . Il bambino infatti prende come riferimento lo stato d’animo del genitore, se il genitore mostra sicurezza anche il bambino potrà sentirsi più sicuro e riuscire , poco a poco, a calmarsi.<br>L’ondata di rabbia ha fisiologicamente un picco che tende poi a decrescere. Come genitori è altrettanto importante riconoscere che non sempre si può essere capaci a gestire i momenti più difficili e che molte situazioni possono vanificare anche le migliori intenzioni.<br>E’ importante prendere tempo, non avere fretta, non lasciarsi condizionare da fattori esterni.</li>
</ul>



<p>Al fine di ottenere un equilibrio più generale degli stati d’animo del bambino è necessario considerare anche gli spazi di autonomia in cui può cimentarsi.<br>Se il genitore si sostituisce molto a lui, se il bambino viene accudito in modo passivo o se viene limitato molto frequentemente nel comportamento, finisce per cercare di esprimere la sua autonomia in modo negativo, imponendosi nelle occasioni più diverse.<br>Per depotenziare tale aspetto può essere quindi necessario favorire l’autonomia negli ambiti della vita quotidiana, restituendo al bambino un senso di autoefficacia e sicurezza, necessari per un sano sviluppo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://francescomacri.it/consigli-pratici/la-rabbia-dei-bambini/">La rabbia dei bambini</a> proviene da <a href="https://francescomacri.it">Francesco Macrì</a>.</p>
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